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martedì 18 novembre 2014

Souvenirs dal 15° Rendez-vous du Carnet de Voyage...

L'unico disegno che Gabriele è riuscito a comporre nella tre giorni di manifestazione.


In senso orario: Sylvie BARGAIN (Petits carnets des îles); Philippe BICHON (Asie Centrale); Françoise CAILETTE DENEUBOURG (Vies Birmanes); Nicolas JOLIVOT (Chine).

...dal Rendez-vous si rientra carichi...carichi di quella passione trasmessa dallo sguardo dei molti ragazzini nel vederti tracciare, con una matita che acquista subito qualcosa di magico, ogni piccolo loro desiderio...carichi dalla voglia matta di ripartire subito per un nuovo viaggio, spinti dalle molte avventure ed impressioni raccontate da altri irriducibili e curiosi viaggiatori...carichi dal desiderio di acquistare  e consumare subito un'intera risma di carta o forse due... Ma soprattutto si rientra carichi e consapevoli di fare il mestiere più bello del mondo e di fare parte di una grande famiglia...
Gabriele

Gaetano DE CRECCHIO, Nella terra del popolo che muore camminando (Ethiopie)
Postiamo qui impressioni, schizzi e istantanee, raccolte durante la manifestazione... consapevoli del fatto che sono solo una briciola non esaustiva di un'esperienza tanto coinvolgente quanto stimolante. Un rammarico quindi per non aver potuto immortalare tutti, costretti a presidiare lo stand senza un attimo di respiro... 
Un grazie speciale a Sylvain MOIZIE, (Kompilasi Komikus) e alle sue fantastiche bimbe, vicini di stand che (chissà com'è e perché ) non abbiamo fotografato (ma di cui potete verde la strepitosa dedica tra gli "acquisti" fatti in libreria!)
Gaia


In senso orario: Stefano FARAVELLI (Madagascar); Stéphanie LEDOUX (Ethiopie); Bruno FORTUNER 
(40 maisons d’artistes); Michèle ADAOUST GOIRAN (Vietnam); Cendrine BONAMI REDLER 
(De baraque en baraque).


In senso orario: Marie-Lys ERRARD (Voyages); ILDE; Daniel CASTEILL (Gabon 69/70); Sonia PRIVAT (Maroc); Danny WAYGOOD (Maroc / Algérie); LLUISOT (India); Gabriele GENINI 
(La goccia d'acqua, Copenhague).

Alcuni dei tanti libri acquistati... e i segni-disegni che gli autori hanno reso unici: MERCI!


Gaetano DE CRECCHIO, The die-walking people, People of Guraghe; Yann LESACHER, Une Bretagne par les Contours (Tome 3 et 6); Carola ZERBONE, Inde du Nord; Nicolas JOLIVOT, Chifàn!
LLUISOT, El Raval: un mòn de Cultura; Cendrine BONAMI REDLER, De baraque en baraque; Carola ZERBONE, Inde du Nord; Sylvain MOIZIE, C. BALOUP, S. HUREAU & J. ALESSANDRA, Kompilasi Komikus Carnet de résidence en Indonésie; LAPIN, Lapin au Japon; Bruno FORTUNER, 40 maisons d’artistes; Gaetano DE CRECCHIO, The die-walking people; Nicolas JOLIVOT, Chine scènes de la vie quotidienne.

domenica 3 luglio 2011

Paris

Parigi è sempre bella, sempre riesce a sorprenderti, in ogni stagione, ad ogni visita che le fai (la prima come la centesima). Ogni volta è un rinnovato innamoramento, rifiorire di stupore e felicità in una città mai scontata, mai ovvia o prevedibile...
Dal 2006 è capitata l'occasione di soggiornarci spesso (almeno una volta l'anno) per periodi più o meno brevi, soprattutto da quando Lorenzo del Francia, mio fratello, si è trasferito lì per realizzare il suo sogno di diventare fotografo, cosa che qui -in Italia- pareva fantascienza e nella capitale francese una possibilità....
Di taccuni, schizzi e disegni di Parigi Gabrile ne conserva quindi svariati, da quelli in cui il pennarello la faceva da padrone agli ultimi, sempre più elaborati e maturi, in cui china, matita ed acquerello si mescolano armoniosamente. (Vedi qui "L'evoluzione dei carnets de voyage").
Se le prime volte, di questa città, colpisce la "Grandeur française": i monumenti, le piazze, gli immensi viali o musei, i grandi magazzini o mercati in cui le vite multietniche si srotolano in una (forse solo apparente) armonia orchestrata; con il tempo ciò che ammalia sono i particolari, i caratteri specifici e mai scontati dei singoli quartieri, o strade, o perfino singoli locali. La peculiarità nella grandezza.
Certo, la possibilità di vivere Paris (ultimamente) in compagnia di una persona cara, che da tre anni vive lì, facilita il soggiorno e l'infatuazione/innamoramento per il posto...  se inizialmente giravamo la città con guida alla mano, cercando così di non lasciarci sfuggire le imperdibili meraviglie, ingordi di sapere, vedere, sentire, macinando chilometri e facendo a gara con il tempo (come ogni turista che si rispetti), adesso è diverso: adesso che un'idea dell'insieme ce la siamo fatta, dolce è perdersi, senza obiettivi o impegni, nel dolce mare della capitale francese... davvero dolce, sublime azzarderei.
I disegni di Gabriele documentano questa evoluzione/comprensione: da un lato l'affinamento del suo personale lavoro (sempre più acuto e spontaneo nella tecnica) e dall'altro il prendere confidenza con la città e con i suoi luoghi più intimi e celati...
Se nei taccuini del 2006 troviamo Montmartre, Notre-Dame, le centre Pompidou con la sua meravigliosa fontana di Tinguely... bhè, con il tempo, negli schizzi, vediamo altro ... ultimamente direi soprattutto locali parigini e mercati, scorci di vie meno note, visuali inconsuete e marginali....
Devo ammettere che soprattutto le serate trascorse nei locali, in compagnia di Lorenzo e Laurianne, sono state d'ispirazione.... così ecco, nell'ultimo carnet di Paris la fanno da pardone i bistrot, i Pub, le birrerie o quei locali indefinibili in italiano perchè tipicamente o solamente parigini....
E' una meraviglia perchè al Cyrano o al Lou Pascalou abbiamo trascorso ore liete, chiacchierando tra noi o con altri (avventori del posto, per lo più perfetti sconosciuti) di tutto e di più e nel contempo Gabriele (disegnando/rubando qualche scorcio) ha potuto rappresentare con calma e naturalezza lo scorrere della vita parigina... al Bastide ci siamo innamorati di Vincent e del suo locale: non è da tutti i giorni trovare a Parigi una pinta di birra a 3,50 euro e godersela ascoltando musica che proviene esclusivamente da vinile... e vi giuro che l'accortezza e la cura con cui posiziona sul piatto il disco è la stessa, amorevole, con cui spilla la birra....
Gaia Del Francia

giovedì 7 aprile 2011

Periplo elbano


Le Ghiaie, Elba, 2011
Il solo fatto di trovarsi su un'isola crea distanza, lontananza dal quotidiano, dal chiassoso rumore cittadino, dai pensieri (talvolta preoccupazioni) di lavoro, casa, studio... e perché no vita sociale.
L'isola crea distacco: pone in mezzo acqua salata, venti dai nomi favolosi che portano odore di terre lontane o quello di vicini mari in tempesta, concede allo sguardo di perdersi tra orizzonti in cui il cielo s'impasta con le acque e poi entrambi con la terra... permette ad un pensiero, a un sogno o solo ad un'idea di veleggiare e smarrirsi in mare aperto seguendo con gli occhi una piccola imbarcazione a vela o un peschereccio, il volo di un gabbiano o il guizzo di un pesce vicino alla riva...
La primavera, all'Elba, é tripudio di colori, orchestra di odori, giostrare di luci che da corte, verticali ed accecanti, si fanno nel tramontare docili, languide, dolci come lo sdraiarsi di corpi appagati e sazi... Gli arbusti, i fiori, i rami tutti, germogliano e sbocciano in un'arlecchinata floreale su di una quinta verde acceso destinato ad avvizzire, impallidire, fino ad ingiallire precocemente bruciato dal primo spietato sole estivo.
Nell'aria l'odore del mare e delle onde riottose, delle alghe sulla battigia consegnate dalle mareggiate invernali, dei venti che
Terra Nera, Elba, 2011
giungono da lontano, si mescola al profumo spigoloso dei pini, a quello pungente delle scope e dei cistus, al dolciastro di agavi e fichi d'india, all'aroma consolante dei glicini e quello materno dei ramerini fioriti, al fresco profumo di mentuccia selvatica...
Appaga il cuore sostare qui qualche giorno; lo spirito riposa e s'acquieta un poco, come gabbiano appollaiato su uno scoglio prima di rituffarsi nel quotidiano e faticoso tran tran del mare aperto....
Una settimana su questa (“mia”) isola vale quanto i mesi spesi in viaggio per paesi esotici e lontani...
Anche qui, come sempre o altrove, l'intrepido spirito dei “viaggiatori” non s'arresta. Vacanza non è per noi il relax di una sdraio aperta al sole o il lento dondolio di un'amaca stesa tra due sughere... bensí continua scoperta, guidata dalla curiosità e dall'incessante desiderio di “illustrare” e “raccontare” (per immagini o parole, disegni o fotografie) l'intorno che di volta in volta ci accoglie...
... e cosí ecco: Gabriele, taccuino e matite alla mano, io macchine fotografiche al seguito, scorrazzare per l'isola, per guardare e “rubare” uno scorcio ancora inedito a noi... scoprire nuove prospettive, o storie, o curiosità, o personaggi (del passato come del presente) di quest'Elba che è un po' una seconda patria per me, che ci vengo da 37 anni...
In pochi giorni Gabriele ha riempito un quaderno di schizzi e disegni grazie a quella sua capacità di far affiorare su carta quello che tutti hanno sotto gli occhi ma che spesso non vediamo, vuoi per pigrizia vuoi per l'avvicendarsi di un “sempre lo stesso” da anni...
Il Volterraio si mescola al riposo di un lavoratore steso a prendere il sole sulla spiaggia in pausa pranzo; la nonna Adua (“cuoca storica dell'Elba dal 1963 al 2005”) si mescola alle ville napoleoniche; lo scorcio di un vicolo di Capoliveri o di Poggio si confonde con i volti trovati nel mercato settimanale di Marciana Marina o a quelli domenicali e rilassati carpiti a Rio nell'Elba...
Sui piccoli fogli del carnet la vita e le bellezze dell'isola si srotolano come in un sogno o in una favola avvincente e magica da cui ci si lascia incantare...
Rio Marina, Elba, 2011
Degno esemplare dei taccuini di viaggio creati da Gabriele Genini, questo “Periplo Elbano” (cosí mi piace chiamarlo, in memoria del “Periplo immaginario” di Pratt) avrà l'onore di partecipare alla candidatura (speriamo tutti fortunata!!!) per la “Biennale dei Carnets de Voyages” in Francia.

Gaia Del Francia

Volterraio, 2011
Capoliveri, 2011
Marciana, 2011

La scalata alla fortezza del Volterraio, 2011.

giovedì 3 marzo 2011

Il Gusto del Viaggio



Giappone, Kyoto, 2010
Giappone, Kyoto, 2010


Ho sempre amato cucinare.
Mi procura felicità impastare sapori, amalgamare aromi, creare pietanze da un insieme esiguo di ingredienti, trasformarli, mescolarli, cuocerli per farne altro, una somma che è certamente più delle singole parti. Mi fa sentire simile ad un alchimista, ad un mago, ad un artista, e questo mi piace, rende incantevole un operare che per molti è mera necessità quotidiana.
L'attesa davanti al forno acceso, ammirando con stupore una torta che lievita o i biscotti che imbruniscono, ha per me un sapore di gioia pura, dolcissima, infantile forse.
Mi appaga creare buon nutrimento, condividerlo con le persone care, deliziare occhi, nasi e bocche con un'opera deperibile ed effimera come lo è il cibo.
Mi piace (e riesco, spero) ad esprimermi così, attraverso una pietanza, a comunicare qualcosa a coloro che condividono il desco con me, attraverso i piatti che cucino, foss'anche solo il sentimento vago di Bello e di Buono che sento dentro.

Viceversa sono ingorda di sapori altri, curiosa di discorsi stranieri impastati in quel luogo alchemico che è la cucina (in ogni parte del modo esiste!), insaziabile nel senso del gusto come qualcuno può esserlo con la vista o un cieco con il tatto.
Il cibo ha per me valore di proclama, di poesia talvolta, di romanzo, spesso di saggio storico o antropologico.
Quando viaggio cerco di lasciare a casa la memoria del gusto familiare, insieme ai preconcetti o pregiudizi che ho verso il paese, a tutte le conoscenze apprese e con cui amo informarmi prima di partire. Cerco d'accostarmi alla terra straniera, e più o meno lontana, con una sorta d'ingenuità curiosa, come un bimbo che s'avvicina al mondo gustandosi l'intorno sconosciuto.

Mio padre, Piero, ha imparato da ragazzino la storia sui francobolli. Da un hobby e una passione ha appreso i grandi e piccoli rovesci dei paesi. Su minuscoli "pezzetti di carta colorata" ha decifrato, con la curiosità e l'acutezza d'un adolescente, la Storia dei paesi, ne ha appreso i regnanti, le date chiave, il gusto estetico, talvolta nozioni sulla flora e la fauna del posto, talaltra sull'arte e la letteratura celebrati da una nazione...
Io applico la stessa cosa al cibo... mi piace leggere nel gusto di un piatto esotico le geografie del paese, le religioni, le usanze, le abitudini e le filosofie-alchimie che lo hanno reso possibile.
Dalle pietanze aprendo se quella  è terra di mare o di fiume, di collina o di montagna. Bendata, potrei dire con il gusto d'un assaggio se è paese caldo e umido, se invece arido e avverso. Coltivatori o allevatori? Pescatori o cacciatori? la risposta è "sulla lingua".
Sebbene la scelta del vegetarianesimo (che pratico da quasi 20 anni) mi precluda tanto, con il tempo ho appreso ad assaggiare anche solo con gli odori. Il profumo che emana una cucina è unico e non ignorabile.
Amo collezionare sapori nell'archivio della memoria.

Sfogliando il mio archivio fotografico ho scoperto diverse foto scattate, durante i viaggi, a persone che mangiano... le trovo interessanti, anche se non bellissime a livello tecnico, Il mangiare, in fondo, è la controparte del cucinare... perchè se il cucinare equivale a comporre o s'avvicina allo scrivere col cibo, allora il mangiare s'accosta all'ascoltare, al leggere un testo di sapori...ed anche quello racconta molto sul posto.
Mi piace guardare la gente che mangia. Come, cosa, dove mangia, narra tantissimo su la persona che è, sul paese in cui abita, sulla filosofia di vita di cui fa parte...

Gaia Del francia

Repubblica Ceca, Praga. 2007
Francia, Parigi, 2006
Laos, 2008
Laos, Muang Ngoi Neua, 2008
Giappone, Takayama, 2010
Giappone, Nara, 2010
"L'assetata", India, deserto del Thar, 2007