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mercoledì 29 agosto 2018

Taccuini di Viaggio - Mostra Collettiva


Dal 7 settembre all' 8 ottobre 2018, nello spazio espositivo presso lo studio d'architettura Meyer e Piattini di Lamone (Ticino, Svizzera) saranno esposti alcuni miei lavori legati al disegno di viaggio in occasione della mostra collettiva "Taccuini di Viaggio".

I miei carnets saranno in compagnia dei lavori di: Loredana Baccianti, Maya Di Giulio, Salvatore Grande, Bruno Pinoli, Sighanda e Giuseppe Tami.

G.

Orari mostra: Lu - Ve dalle 9:00 alle 12:00 e dalle 14:00 alle 17:30 (giorni festivi esclusi)
Studio Meyer e Piattini
via Siriana, 79
6814 Lamone

tel: 091 9247180
e-mail: mail@meyerpiattini.ch

mercoledì 2 maggio 2018

¡ Qué viva Mexico ! (Parte prima)


A cavallo tra gennaio e febbraio di questo 2018 (per 5 settimane) ci siamo avventurati in alcune tra le più suggestive località del Messico. Abbiamo assaporato la vita delle sue pittoresche città, ripercorrendone la storia (passata e presente) tra le antiche strade, le animate piazze e le imponenti architetture coloniali. Ci siamo lasciati poi catapultare sempre più indietro nel tempo, con gli occhi colmi di stupore, al cospetto delle meraviglie archeologiche di cui questa nazione è ricca!

Un viaggio stupendo in cui si è disegnato (tanto), si è fotografato (tanto), ci siamo divertiti (tanto) e ci siamo anche spaventati (fortunatamente poco)…

Questa una prima selezione di immagini realizzate nei distretti di : Distrito Federal (Ciudad de Mexico), Puebla e Michoacan.






sabato 21 aprile 2018

All'Elba con il liceo artistico Berlinghieri di Pescia (PT)


Un fine settimana all’insegna del disegno quello passato in compagnia di alcuni allievi del Liceo Artistico di Pescia (PT), tra gli splendidi scorci di Rio Marina, sull’isola d’Elba.
Con i ragazzi abbiamo ascoltato, lasciandoci suggestionare, storie e leggende elbane fatte di streghe, pirati e Berte minori …
All’interno del Parco Minerario abbiamo raccolto minerali e terre che, impastati alla gomma arabica, sono serviti a creare colori ad acquerello dalle bellissime sfumature. Questi colori naturali sono poi serviti a dipingere i segni di numerosi fogli in un primo approccio al disegno di viaggio.
Il lavoro che ne è risultato mi ha lasciato piacevolmente sorpreso per varietà e qualità.

Un grande grazie a tutti i ragazzi che hanno partecipato, dimostrando notevole impegno, curiosità e professionalità.
Una forte stretta di mano e tutta la mia stima agli insegnanti che li hanno accompagnati e guidati in questa “avventurosa” gita fuori porta, che lascerà sicuramente nei loro studenti un piccolo segno…
G*




martedì 20 giugno 2017

Un parco di sculture tra le colline del Chianti


Il Parco sculture del Chianti si trova all’interno di un magico bosco di querce e lecci, a circa 10 km a nord di Siena, nel comune di Castelnuovo Berardenga. All’ombra di questi sette ettari boschivi, un tempo dedicati all’allevamento dei cinghiali, sono perennemente esposte installazioni e opere scultoree di arte contemporanea realizzate appositamente per il luogo da più di venti artisti provenienti da differenti parti del mondo.
Un luogo insolito e pieno di fascino in cui è stato bello passeggiare e lasciarsi soprendere, passo a passo, dalle piccole sue meraviglie celate tra gli alberi… 
Torneremo sicuramente, magari in altre stagioni, per assaporare il mutare di luce e di colori della macchia e, di riflesso, quello delle sculture che vi sono immerse in modo così simbiotico.
G&G





domenica 17 maggio 2015

Un giovedì di maggio ...


Le lunghe e belle giornate primaverili ci incitano ad uscire alla scoperta di luoghi segreti, sconosciuti e nascosti intorno a casa... Così prendiamo il motorino e ci dirigiamo verso Rovezzano; ho letto su internet che là si trova un bizzarro parco-giardino con sculture dell'artista Enzo Pazzagli.
Non conosciamo l'artista, ma il solo fatto che le sue opere dimorino in un parco ci incita ad andarle a trovare.
Sono le 16, fa caldo e sulla città si condensa una cappa d'afa che pare già piena estate, in giro non c'è anima viva (tutti in auto, ingolfati sui viali). Arriviamo al Parco e all'ingresso una signorina ci offre una mappa e ci dà qualche informazione. Iniziamo a girellare.
Sul primo siamo perplessi: il posto è molto bello, sullo sfondo si scorgono le dolci colline della campagna fiorentina, qualche treno frammenta il silenzio con il suo passaggio sferragliante sulla linea che costeggia la proprietà. Le sculture sono "strane" ... non riusciamo a deciderci se siano terribilmente naif oppure profondamente metafisiche e inaccessibili. Gabriele è perplesso. Passeggiamo, il prato è stato tagliato di fresco e nell'aria si respira un buon profumo d'erba. Le sculture occhieggiano, incuriosiscono, ammaliano. Dopo un po' entrino nell'atmosfera e sì, ci piacciono. Ci accorgiamo che non sono disposte a casaccio ma che ciascuna richiama la vicina in un gioco di sguardi e ironia sottile ... così entriamo nel mondo incantato di Pazzagli e ci lasciamo trasportare.
E Gabriele disegna qualcosa...




Prima di uscire dal parco, in prossimità del cancello, incontriamo un attempato signore dall'aria amichevole, robusto e sorridente come lo sono i contadini toscani che ho incontrato nella mia vita. Ci domanda se il parco ci è gradito, che suggestione abbiamo ricevuto dalle tante sculture, grandi e piccole, che popolano il prato. Ci prega, se abbiamo piacere, di lasciare il nostro indirizzo e-mail sul quaderno che si trova sul leggio all'ingresso, così che possano contattarci quando qui sono in programma feste o eventi. Solo mentre lasciamo i nostri nominativi e recapiti, l'amichevole signore si presenta: "Enzo Pazzagli, piacere!".
E' schivo l'artista, timido, quasi burbero, ma orgoglioso del suo lavoro di cui inizia a parlarci con entusiasmo sincero. Mentre ci mostra i suoi quadri (nello stile "buchismo" come lo ha nominato lui) e le piccole sculture in stile "lastrismo" (appellativo anch'esso di sua invenzione) esposte al riparo di una tettoia, gli domando come nasce questo piccolo e grezzo gioiello incastonato nella periferia di Firenze, lontano dall'affollamento del centro storico e a ridosso delle colline.
Ci racconta così che il terreno è suo, che lo ha acquistato nel 2002, quando era pressapoco una discarica. "C'è voluto del tempo e dell'impegno a spianare e portar via tutta l'immondizia che c'era - ci confessa - poi ho iniziato a piantare i cipressi (quei circa trecento, disposti, secondo un disegno visibile solo dall'altro, che vanno a creare l'opera vivente più grande che esista: "La Trinità", due profili e un volto frontale, estesa per 1500 m2, in mezzo alla quale sono disposte le altre opere). Nel 2003-2004 ho iniziato a disporre le sculture, grandi e piccole ... la prima è quella: "I Tre Arlecchini", del 1966... che poi siamo io e i miei fratelli - sorride - e tutte le altre... ma è un lavoro in divenire, eh!" ci tiene a precisare.
Il parco ospita anche opere di altri artisti (quattro statue di Poggiali Berlinghieri, alcune ormai malridotte mucche della Cow Parade, e un gruppo di sculture di "giovani artisti e geni incompresi", come recita la piantina disegnata a mano, fornitaci all'ingresso).
Insomma, un luogo magico che colpisce al cuore per la sua spontaneità, l'autenticità e il fascino discreto dell'artifice che, alle adulazioni e gli incensi, preferisce rimboccarsi le maniche e fare seguendo il cuore.
Gaia




Se vole te fare una visita: Parco Enzo Pazzagli, Via S. Andrea a Rovezzano 5, 50136 Firenze

lunedì 11 maggio 2015

Human


La mostra dal titolo Human ospita oltre cento sculture realizzate dall’artista inglese Antony Gormley, tra cui le opere della serie Critical Mass e Blockworks. Dopo l’ esposizioni di Zhang Huan, che ha accompagnato la riapertura del Forte di Belvedere nel 2013, e quella di Giuseppe Penone nel 2014 ora tocca alle figure umane di Gormley animare questo magnifico luogo donando agli innumerevoli suoi scorci ed alla magnifica vista che da qui si gode sulla città di Firenze un ulteriore elemento magico di grande suggestione.






giovedì 7 maggio 2015

Potere e Pathos


Frammenti che ben suggeriscono la perfetta armonia del tutto, figure intere che malgrado le mutilazioni ancora esercitano su l'occhio di chi li osserva profonda meraviglia, Dei che solo apparentemente monocromi attraverso la loro pelle bronzea trasmettono tutte le possibili sfumature del nostro essere uomini...del nostro essere vivi. Magica e stupefacente la mostra Potere e Pathos, Bronzi del Mondo Ellenistico  a Palazzo Strozzi (Firenze) aperta fino al 21 giugno 2015.
Non perdetevela...!
Gabriele




Potere e Pathos. Bronzi dal mondo ellenistico.

lunedì 30 dicembre 2013

Buon 2014!


Anche oggi il settimanale svizzero Azione pubblica, in prima pagina, un'illustrazione di Gabriele. Una collaborazione, quella tra il disegnatore e la redazione dell'Azione, nata ad agosto 2013 (vedi QUI), consolidata nell'edizione delle feste Natalizie (QUI) e che speriamo prosegua lungo tutto il 2014.
Questa volta protagonista è l'anno che arriva e, utilizzando la tecnica e lo stile del carnet de voyage, Gabriele ci fa viaggiare intorno al mondo in una sola immagine, inseguendo i brindisi nei diversi continenti, legandoli insieme con quel filo rosso che è la gioia del nuovo che arriva e del vecchio che viene ripiegato nel passato...

Augurando a tutti voi un meraviglioso 2014, ovunque siate!
Gaia e Gabriele



domenica 27 ottobre 2013

Alpini a Mestre


In occasione della nostra visita a Mestre, per la manifestazione Matite in Viaggio, domenica 13 ottobre ci siamo imbattuti in un raduno di Alpini. Il folto gruppo di giovani e anziani piumati si incontra infatti ogni anno per rendere omaggio a La Madonna del Don presso la chiesa dei Cappuccini di Mestre. Il carisma e la simpatia emanati dagli Alpini mi hanno spinto a ritrarne alcuni volti ...
Gabriele



lunedì 13 febbraio 2012

Burian

Il Reno

Da giorni il gelido vento siberiano "Burian" (che viene dall'est come una delle due streghe cattive di Il mago di Oz) imperversa su tutta l'Italia. Ha portato neve (tranne che a Frenze) e temperature glaciali (ovunque). A Pracchia, il caro Burian ha "fatto buriana": ha imbiancato ogni cosa e ha poi ghiacciato tutto (perfino i baffi di Gabriele nel tempo che occorre per andare a casa dalla stazione o quello di sostare per un disegno!)... Nonostante questo, l'intrepido carnettista ha lavorato... ecco i risultati:

Intorno casa...
Il Reno gelato...

sabato 4 febbraio 2012

La Bagna Cauda

La Bagna Cauda

 La Bagna Cauda (letteralmente salsa calda) è un intingolo classico della cucina tradizionale piemontese.
Svariate borgate o zone del basso Piemonte (Biellese, Monferrato, Langhe) ne rivendicano l'invenzione ma, come per molte antiche e tradizionali pietanze, le origini e la paternità si smarriscono tra leggende e contese. Di fatto questo cibo povero, contadino e conviviale, a base di olio, aglio e acciughe in cui s'intingono gli ortaggi, ha origini antiche.
Scrive la signora Bianca Rosa Gremmo Zumaglini (detta anche "Bianca delle conserve") in uno dei suoi libri (*):
"Re Vittorio Emanuele I, che era goloso di questo piatto, si era fatto cesellare dei fornelletti d'argento per gustarlo degnamente. La bagna caoda veniva cotta in un recipiente di terraglia e lasciata borbottare a lungo nell'angolo della stufa, sino a che il composto avesse assunto sul fondo una densità cremosa.
Cibo di poveri, si consumava tra le botti delle cantine all'epoca della svinatura, intingendo verdure appena colte nell'olio di noci e spicchi d'aglio scaldati e si beveva il vino nuovo appena spillato. Le acciughe arriveraanno più tardi, nel '600, come eredità delle truppe spagnole e come merce di scambio con la Liguria."
Solo più tardi (fine '800) la bagna cauda diverrà "piatto da ricchi", solo allora entrerà a far parte degli ingredienti anche la panna o il latte (talvolta il tartufo) per smorzare l'aggressività dell'aglio.
La ricetta di questa delizia potete trovarla QUI. Noi (a dire il vero solo Gabriele, visto che io il pesce non lo mangio) l'abbiamo gustata nella versione "povera" che mia madre (di origini piemontesi) ha ricevuto da mia nonna. Come tradizione il cardo e il topinambur sono stati protagonisti di questo mangiare tanto delizioso quanto conviviale...

La preparazione

Dopocena...

Il post-bagna cauda

(*) Bianca Rosa Gremmo Zumaglini, "Dalla madia al fuoco del camino, per non dimenticare la cultura della vecchia e povera cucina biellese." Edizioni Leone & Griffa, 1997.

mercoledì 1 febbraio 2012

Una trina di neve...

Il cipresso

Quella che si preannunciava come fitta nevicata (con tanto di "allerta" del Comune, dotatosi quest'anno di una schiera di spalanevi e di tonnellate di sale per non ripetere la figuraccia dello scorso anno) si è rivelata un gran bluff. Ci siamo svegliati stamani circondati da una trina bianca, due centimetri scarsi di neve farinosa e ghiacciata, che a mala pena copriva il terreno... come una coperta troppo corta per concedere pallate e pupazzi di neve.
Gabriele ha comunque approfittato delle prime ore della giornata per realizzare qualche disegno intorno a casa (e poi al calduccio della stufa)....

La casetta e il "superbolide"

al caldo della stufa...

lunedì 16 gennaio 2012

All'ombra del monte

Tre piccoli segni... disegni ricordo della visita a mio fratello in Valle di Blenio, un luogo magico dove la neve che copre l'intorno conduce innanzi al fuoco, a discorrere accompagnati da un buon vino...
Gabriele

La casa di Gana, gennaio 2012

Intorno al camino, gennaio 2012

Valle di Blenio, il Sosto, gennaio 2012